“Non sono pigro, sono solo dislessico”

Di fronte ad un bambino con diagnosi di DSA, talvolta si possono perdere di vista alcuni aspetti importanti che non devono essere sottovalutati: quelli che riguardano la sfera emotiva. È necessario infatti considerare come e quanto le difficoltà scolastiche incontrate dal bambino possano influenzare gli aspetti emotivi e quindi il suo comportamento.

Tale concetto è stato ampliato ed esplorato dalla d.ssa Stefania Mazzocchi (psicologa presso il Poliambulatorio Kimeya) insieme alle insegnanti delle scuole di infanzia e primaria durante gli incontri formativi organizzati nella provincia di Forlì-Cesena durante l’a.s. 2017-2018.

È molto importante riflettere su come le variabili emotive condizionano lo sviluppo del bambino e quanto, alcune, possono essere erroneamente confuse per scarso impegno e pigrizia. In particolare ci si riferisce alla scarsa autostima attribuita alle difficoltà derivanti dai disturbi specifici di apprendimento, cioè dislessia, discalculia, disortografia e disgrafia, ed al basso senso di efficacia che ne consegue. Altrettanto importante è la variabile legata alla fragilità emotiva strettamente correlata alla natura del disturbo.

In sintesi, l’emotività influenza il comportamento e di conseguenza l’apprendimento e la performance scolastica del bambino. Consapevole della propria difficoltà, sa perfettamente che pur impegnandosi riuscirà a raggiungere scarsi risultati se paragonati alla performance dei compagni. A volte, tale consapevolezza causa demotivazione e disinteresse verso l’apprendimento, palesando disattenzione, noia e sentimenti d’ansia.

Fattori che dovrebbero fare riflettere: per essere un valido sostegno per in nostri bambini, per sostenerli nello sviluppo della loro autonomia, sia in ambito scolastico con gli insegnanti sia a casa con genitori o educatori, è indispensabile considerare la presenza di diversi fattori emotivamente invalidanti, legati ad un concetto negativo di sé e di conseguenza alla bassa autostima. Bisognerebbe quindi non solo contribuire al miglioramento della performance scolastica, ma anche supportare il bambino emotivamente, creando un rapporto in cui prestare massima attenzione alla qualità della relazione, basandola sulla comprensione delle difficoltà del bambino e in un clima ove possibile accogliente.

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