Depressione. Che fare?

Depressione. Che fare?

Si dice che la depressione sia il “male psicologico del secolo”. Si dice che, allontanandosi sempre più da forme di vita associative e di comunicazione disinteressata con l’altro, l’uomo si trovi con maggior facilità in tale pericolo. Si dice, anche, che i regimi di vita troppo rapidi, incentrati sul lavoro routinario, in grado di occupare praticamente tutta la giornata, inducano una perdita di possibili interessi (ad esempio per forme artistiche) in grado di far “respirare” il nostro essere. Si dice, poi, che la donna spesso perda il suo ruolo materno e di accoglienza – oggi risulta socialmente svalutato rispetto alla “realizzazione” lavorativa – e che questo “conto esistenziale” venga poi pagato dalla psiche.

Sulla depressione si dicono tante cose.

A volte si è abusato di questa diagnosi, al punto che, e questo succede spesso nella mia professione, trovo pazienti che sono etichettati come “depressi” ogniqualvolta i loro sintomi non rientrano in malattie o sindromi conosciute dal medico curante. In pratica, purtroppo, questa malattia è diventata anche un utile mezzo per dare ai bisogni del malato una risposta superficiale, non approfondita, non consona al suo male. È vero, si abusa, oggi come oggi, di antidepressivi. Purtroppo la mia impressione è che la Medicina Sociale attuale, che ha indubbi e grandissimi meriti, sia qualche volta in difficoltà di fronte a situazioni patologiche croniche, complesse e con più sintomi concorrenti.

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