Il parto indolore

Il parto indolore

L’epidurale

Alcune donne decidono invece di ricorrere al parto indolore per vivere più serenamente e con meno ansie il momento della nascita del loro bambino. Questa tecnica consiste in una iniezione che anestetizza localmente e permette di partecipare attivamente al parto.

Nel periodo precedente al parto viene effettuata la visita dall’anestesista per valutare eventuali rischi anestesiologici; il medico darà anche spiegazioni sulla tecnica e il tipo di anestesia che utilizzerà durante il travaglio, infine risponderà a tutte le eventuali domande o dubbi che possono insorgere nei futuri genitori.

L’epidurale viene effettuata durante il travaglio quando le contrazioni diventano ravvicinate e dolorose, prevede il posizionamento di un sondino tra la terza e la quarta vertebra lombare, attraverso il quale l’anestesista somministra gradualmente una combinazione di anestetici locali,  viene posizionato a travaglio avviato, quando si sono raggiunti i 3-4 centimetri di dilatazione del collo dell’utero.

Fino all’ultimo momento la donna può decidere se farla o no, sottolineo questo aspetto perché alcune cambiano idea, si accorgono che la situazione è dolorosa, ma controllabile  e sopportabile, così decidono di viverla fino in fondo, ritrovando la motivazione e l’accettazione al dolore in un’esperienza cosciente delle sensazioni fisiche e dell’eco emotivo che creano.

Per quanto mi riguarda penso che ogni donna possa e debba decidere come partorire, l’unico consiglio che mi sento di dare alle future madri incontrate nei corsi di preparazione al parto, nei confronti dell’epidurale, è quello di mettere sempre in conto l’imprevisto (di non riuscire a farla o che le cose non vadano come si era pensato).

Aspettandosi di non soffrire sono impreparate al dolore e rischiano di sentirlo amplificato, infatti la sofferenza sembra aumentare d’intensità quando si tenta di reprimerla e pare diminuire quando la si accetta senza opporre resistenza.

Un’amica molti anni fa volle provare questa tecnica allora innovativa, ma in sala parto ci furono problemi e non riuscirono ad eseguirla.

Ancora oggi la ricorda come esperienza traumatica: era pronta psicologicamente al parto indolore, mentre non aveva preparato se stessa ad entrare in azione se le cose non fossero andate come aveva progettato (potremmo dire che era sprovvista dello zainetto per le emergenze!).

In seguito ha avuto un altro figlio che ha partorito in modo naturale, memore dell’esperienza precedente, forse ha pensato che di se stessa si poteva fidare!

Oggi nel campo ostetrico-ginecologico sono stati fatti innumerevoli progressi e sicuramente questi problemi non s’incontrano più, ma essere pronte all’imprevisto aiuta sempre.

Tratto da: Guida all’arrivo del primo figlio
Autrice: Dott.ssa Enrica Maffi
Collana Kimeya