Bambini prematuri: il mondo dei piccoli guerrieri

Bambini prematuri: il mondo dei piccoli guerrieri

Non è facile essere mamma dietro al vetro di un’incubatrice, non è facile essere mamma e vedere il proprio piccolo lottare per la propria vita minuto dopo minuto, non è facile essere mamma e non poter aiutare il proprio figlio in nessun modo. 

Il mondo dei bambini nati prematuri è un mondo costruito sulle piccole conquiste quotidiane. Vista la delicata situazione in cui si trovano non è sempre possibile fare previsioni lungo a termine, per questo genitori e medici si abituano a gioire per le piccole vittorie giornaliere.

Una volta scampato il pericolo, però le difficoltà non si esauriscono. Le nascite premature possono portare sia rischi clinici sia implicazioni che possono interessare l’ambito linguistico e relazionale. 

In occasione della Giornata Mondiale del Prematuro abbiamo parlato con la specialista di Kimeya Poliambulatorio, la Dott.ssa Logopedista Giorgia Garavini.

Prematurità e linguaggio

In Italia nascono circa 40 mila bambini prematuri e con il termine prematurità si intende la nascita che avviene prima delle 37 settimane di età gestazionale. Sono bambini fragili ma allo stesso tempo sono dei “grandi guerrieri”, che lottano ogni giorno per la propria sopravvivenza.

Circa il 25% dei bambini nati prematuri intorno a 3 anni è incapace di comporre frasi di senso compiuto o comprensibili a causa di una scarsità dei vocaboli conosciuti, limitati a circa 50 parole e ben al di sotto della media attesa per l’età, da questo potrebbero poi derivare ripercussioni sull’apprendimento, sullo sviluppo cognitivo e sul rendimento scolastico.

Il ruolo del logopedista

Il logopedista però può giocare un ruolo chiave nello sviluppo della sfera linguistica e dell’apprendimento. Infatti, è possibile intervenire in maniera diretta per garantire un percorso di recupero delle competenze che ancora non state sviluppate o che devono essere potenziate.

Attraverso una valutazione adeguata, per esempio con test e osservazioni del bambino o con colloqui e questionari per i genitori, il logopedista collabora a individuare i fattori di rischio per le problematiche a medio e lungo termine, in particolare quelle che coinvolgono la sfera linguistica e degli apprendimenti. In questo modo, dopo un’attenta valutazione, si può predisporre un programma individualizzato mirato a prevenire le difficoltà comunicative o linguistiche, alimentari, cognitive e neuropsicologiche.

La prevenzione è fondamentale

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