Declino cognitivo lieve: dalla normalità alla demenza

Declino cognitivo lieve: dalla normalità alla demenza

Con l’avanzare dell’età si assiste ad una progressiva alterazione dell’assetto cognitivo. Le modalità ed i tempi con il quale questo si verifica possono variare da individuo a individuo, incidendo sulla qualità della vita. Come definiamo però quel momento in cui una persona cara oppure un paziente inizia a “perdere qualche colpo” ma continua a mantenere autonomia?

Abbiamo chiesto qualche informazione alla Dott.ssa Valentina Marchi, Neuropsicologa nelle sedi del nostro poliambulatorio.

Fin dagli Anni ’60, la comunità scientifica ha provato a definire queste persone, caratterizzate dalla presenza di un lieve declino cognitivo ma non affette da demenza. Sono state proposte diverse possibili categorie fino ad arrivare alla definizione di Mild Cognitive Impairment (MCI) o Declino Cognitivo Lieve.

Quali sono i sintomi nell’ MCI?

Con il termine MCI si intende una condizione in cui è presente uno stato di funzionalità intermedia tra l’invecchiamento fisiologico e la demenza. Si tratta di una situazione caratterizzata da:

  • Disturbo soggettivo di memoria (preferibilmente confermato da un familiare)
  • Deficit di memoria (rispetto a valori normativi corretti per età e scolarità) documentato dai test cognitivi
  • Assenza di altri deficit cognitivi
  • Normali abilità nelle attività quotidiane
  • Assenza di demenza

Gli individui a cui viene fatta diagnosi di MCI hanno un tasso annuo di conversione in demenza di Alzheimer (AD) che varia dal 6% al 25%.

Ecco perché è importante fare diagnosi precoci…

Alla base del concetto di MCI c’è il fatto che la patologia degenerativa si instaura molto tempo prima di rendersi clinicamente evidente. Un periodo di molti anni, in cui il paziente non può essere diagnosticato come demente ma che può mostrare alterazione cognitive e fisiologiche.

L’importanza di una diagnosi di MCI è associata soprattutto alla possibilità di anticipare la sua progressione verso la demenza attraverso la messa in atto di trattamenti mirati. Uno dei trattamenti che ha mostrato maggior efficacia clinica è la stimolazione cognitiva.

È scientificamente dimostrato che esercizi cognitivi ben progettati possano avere effetti significativi sui processi neurobiologici implicati nei meccanismi di plasticità sinaptica associati ad una migliore performance e ad un ritardo nel declino cognitivo. Inoltre, si associano a miglioramenti nel tono dell’umore ed un aumento della qualità generale della vita.

La stimolazione cognitiva è indicata in tutte quelle situazioni in cui si vuole massimizzare le capacità del soggetto, ricostruendo, sostenendo o potenziando il suo funzionamento cognitivo e comportamentale

Che cosa possiamo fare per rallentare il deterioramento cognitivo?

Attualmente non esistono trattamenti medici specifici che possano contrastare il disturbo cognitivo lieve. Quello che possiamo fare è:

  1. Agire sui fattori di rischio modificando le nostre abitudini di vita: non fumare, assumere poco alcol, limitarsi con gli zuccheri, fare sport e essere cognitivamente impegnati sono tutti fattori protettivi:
  2. Sottoporci a screening periodici. Dopo i 50 anni, sottoporsi a screening cognitivi annuali permette di evidenziare possibili alterazioni e porvi rimedio, programmando training cognitivi mirati che agiscono sulle principali funzioni in deterioramento. Mantenendo attive queste funzioni, se ne rallenta il decadimento.

Cos’è lo screening cognitivo e per chi è indicato?

Lo screening cognitivo è una visita di controllo della durata di circa 45-50 minuti durante i quali è prevista una parte di colloquio clinico e comportamentale e una di somministrazione di test neuropsicologici standardizzati che mirano a valutare l’assetto cognitivo del paziente. È consigliato a chiunque abbia più di 50 anni.