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Il dott. Riccardo Draghi si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Pavia nel 2009, con lode. Nel 2016 consegue la specializzazione in Neurochirurgia presso l’Università degli Studi di Milano, ottenendo il massimo dei voti.
Nel 2015 ha lavorato presso lo Xuan Wu Hospital – China International Neuroscience Institute di Beijing con i team di neurochirurgia della base cranica e oncologico (Direttori: Prof.ssa Ling Feng, Prof. Bao Yu Hai).
Da Luglio 2016 il dott. Riccardo Draghi lavora ed opera presso l’Unità Operativa di Neurochirurgia del Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna), struttura privata convenzionata con il SSN, in stretta collaborazione con il Dottor Ignazio Borghesi, Direttore dell’Unità Operativa, ed il Professor Fabio Calbucci, già Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e della Neurochirurgia dell’Ospedale Bellaria (Bologna).
Il disco è l’elemento che unisce due vertebre contigue e può essere assimilato come funzione a quello di un “cuscinetto ammortizzatore”.
E’ costituito da un nucleo centrale con altissimo contenuto d’acqua e che ha consistenza gelatinosa (nucleo polposo), circondato da un resistente anello di tessuto fibroso (anulus).
Il disco risponde così sia ad esigenze di tenuta di carico, di movimento e di “shock absorber”.
E’ la condizione patologica per cui il disco perde altezza e il nucleo polposo si disidrata, spesso associandosi allo sfiancamento dell’anello fibroso esterno. Il dolore dovuto a questa condizione può essere semplicemente dolore lombare o anche sciatico (ossia irradiato ad uno o due arti); in quest’ultimo caso nel suo sfiancamento il disco entra in contatto con una o più radici nervose.
Quando necessario ed indicato, prevede di solito l’artrodesi, ossia l’asportazione del disco e la sua sostituzione con un impianto simile ad una piccola gabbia (chiamato tecnicamente “cage intersomatica”) per la fusione dei due corpi vertebrali contigui.
E’ quella condizione per cui una parte del nucleo polposo fuoriesce dall’anello fibroso a causa di una sua rottura, spingendosi posteriormente, verso il canale vertebrale.
L’ernia del disco è si una condizione di malattia del disco, ma non riveste in sé carattere di malattia, a meno che non si associ a specifici sintomi o segni nel paziente.
Infatti spesso si possono trovare ernie del disco “asintomatiche”, mentre – di contro – vi sono casi in cui piccole ernie possono dare disturbi molto importanti.
Come già accennato, i sintomi legati alla presenza di un’ernia del disco dipendono dalla compressione di una o più radici nervose. Questo si traduce solitamente in un dolore lungo l’arto inferiore associato spesso a sensazione di intorpidimento o formicolio (parestesia) o “fastidio” quando quell’area viene sfiorata o toccata (disestesia). Più raramente questi sintomi si possono associare a un calo di forza di alcuni specifici muscoli, diversi in base a quale radice è coinvolta.
Rari sono i disturbi della sensibilità della regione sellare e sfinteri, che si possono a volte presentare per ernie lombari “alte” (L1-L2, L2-L3).
Il dolore sciatico può essere ben controllato da una terapia mirata – sia essa farmacologica o infiltrativa – nella grande maggioranza dei casi.
Solo in casi selezionati vi è indicazione al trattamento chirurgico, che può prevedere la sola rimozione dell’ernia e della parte centrale del disco (microdiscectomia).
Nelle condizioni in cui l’ernia si associa ad altre condizioni patologiche, quali stenosi del canale o instabilità vertebrale, può essere necessario un intervento più complesso, quale l’artrodesi (vedi la sezione “Spondilolistesi”).
Specializzato/a o Esperto/a in:
Riceve a: Cesena
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